martedì 15 marzo 2011

Roma, il mistero del cadavere mutilato: Spunta la pista del collezionista d'organi

Conservati in un frigo o divorati. Gli organi di quel corpo femminile mutilato, che una volta aveva un'identità, sono finiti forse in un freezer o nello stomaco di un 'collezionista di organi'. Ed erano per l'assassino oggetti da contemplare o per nutrirsi.

Questa è l'ultima pista investigativa che si affaccia sempre più insistentemente sul caso del rinvenimento del corpo di una donna, privo di organi e senza testa né gambe, scoperto in un campo a Roma lo scorso otto marzo. Un caso che per la polizia "non ha precedenti in Italia". Se nelle prossime ore altri elementi dovessero confermare questa ipotesi, ne emergerebbe il profilo di un feticista estremo, che avrebbe conservato gli organi interni della vittima dopo averli espiantati. Secondo gli inquirenti, infatti, l'omicida "non avrebbe asportato gli organi per facilitare il trasporto del cadavere". Cuore, polmoni, fegato, pancreas e interiora sono stati portati via da quel corpo come fossero reliquie. Dagli esami dei medici legali è emerso che gli organi del cadavere sono stati asportati con cura affinché restassero integri. Dunque, nonostante sia esclusa la pista del traffico di organi, l'assassino con molta probabilità ha conservato le parti interne del cadavere, tranne reni e vescica. Di certo, per eseguire il minuzioso espianto operato con un grosso coltello, si ipotizza un ambiente chiuso, una sorta di macabro laboratorio. Sempre qui la vittima sarebbe stata decapitata e le sue gambe smembrate. Poi l'assassino ha scaricato fuori i resti nel campo, come se si fosse disfatto di una carcassa ormai inutile, una volta privato della sua linfa vitale. Pesava ormai solo 20 chili. Ma manteneva qualcosa di riconoscibile. Di umano. Le braccia e le mani, che si erano probabilmente difese dal mostro, sono state 'graziate'. Assieme agli abiti, queste svelano frammenti di identità: mani curate con smalto fucsia sulle unghie, un giubbotto nero con una scritta bianca sul retro, una maglietta grigia di lana, un anello a fascia di metallo, un accendino che si trovava nella tasca del giubbotto. Resta ora la lunga attesa sugli esami eseguiti sul corpo, che potrebbero portare tracce di dna estraneo alla vittima. Tramontano invece le speranze sulle possibili rivelazioni di una trans che si prostituiva proprio nel punto del ritrovamento del corpo. "Quella notte non c'ero", ha detto il viados agli inquirenti. Un apporto potrebbe invece arrivare dalle immagini del satellite militare, mentre dalle ricerche effettuate nelle banche dati delle altre questure italiane non risultano casi che presentino analogie con questa vicenda. A sorprendere gli investigatori è proprio l' "accanimento del killer sul corpo". Il gesto di un "macabro feticista" che ha un imperativo: 'essere una sola carne' con la propria vittima.

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