sabato 26 febbraio 2011

A Lampedusa torna l'incubo dei missili del Colonnello



Intanto il sindaco vieta ai tunisini di circolare per le strade

FEDERICO GEREMICCA

INVIATO A LAMPEDUSA
La sensazione che hanno quaggiù sull’Isola, se proprio vogliamo dirla tutta, è una cosa del tipo: l’Europa cerca di scaricare tutto sull’Italia; l’Italia sta scaricando molto su Lampedusa e noi - a questo punto - non avendo su chi scaricare questa rogna dei migranti, se non cominciamo ad alzare la voce, rischiamo di trovarci in una trappola dalla quale non usciamo più. E ad alzare la voce, allora, sempre nel rispetto delle buone maniere, è stato il sindaco per primo - l’infaticabile Dino De Rubeis - che ha preso carta e penna e ha buttato giù un’ordinanza-choc: basta tunisini per le strade di Lampedusa, per loro divieto assoluto di circolare per le vie del paese, vengano chiusi nel centro di accoglienza e non se ne parli più.

Messa così, una bomba. Che fa scuotere la testa, prima di tutti, al maresciallo De Tommaso, carabiniere sempre in prima linea, che dovrebbe (nel caso) applicare e far rispettare l’ordinanza: cioè, mettere i suoi uomini sulle tracce dei migranti, acciuffarli e rinchiuderli nel centro. Attualmente, sull’Isola ce ne sono circa settecento: ed è chiaro che quel che viene chiesto a De Tommaso non è precisamente un gioco da ragazzi. Per sua fortuna, però, per ora non gli viene chiesto nulla: perchè l’ordinanza del sindaco - per adesso non ancora emessa - è solo una delle tante finte mosse effettuate sulla scacchiera di questa crisi dura e drammatica.

L’ordinanza è pronta, ma per ora è messa lì, ferma, "allo studio dei nostri amministrativisti, perchè vogliamo sia inattaccabile", spiega il sindaco. Per dir la verità, la sensazione è che quell’ordinanza serva - al momento - per raggiungere due scopi: il primo, mandare un segnale alla popolazione (irata e riunita in comitato) che il Comune fa quel che può per riportare Lampedusa alla normalità; il secondo, far sapere al ministro Maroni che così non si può continuare. Nel giro di un paio di giorni, infatti, il mare potrebbe tornare accettabile, e dalle coste del nordafrica - Tunisia o Libia non fa nessuna differenza - potrebbe cominciare la temuta "migrazione biblica". Che avrebbe in Lampedusa, ovviamente, la sua prima tappa. Ed è per questo, allora, che sull’Isola il nervosismo cresce a dismisura.

E al di là di quello che accadrà o potrebbe accadere, motivi di tensione qui ce ne sono già comunque in quantità. A cominciare dal fatto che, per ragioni che a Lampedusa appaiono misteriose - e che invece una spiegazione naturalmente ce l’hanno - i voli per l’evacuazione dei migranti ancora sull’Isola, sono stati sospesi e dovrebbero riprendere solo martedì. Simona Moscarelli, generosissima rappresentante sull’Isola dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, invita a sperare ancora che il ponte aereo (o navale) non venga interotto: «C’è molta, comprensibile confusione: e le decisioni vengono spesso prese minuto per minuto. E’ per questo che mi auguro che le evacuazioni continuino, così da permetterci di affrontare al meglio eventuali nuove emergenze». Intanto, però, è tutto fermo: e la circostanza non contribuisce certo a rasserenare gli animi...

«Non ne possiamo più di tutti questi tunisini in giro - si sente ripetere nei bar e per strada - abbiamo paura per le nostre donne e per le malattie che potrebbero trasmetterci. Il governo deve intervenire, perchè anche se siamo quaggiù, siamo Italia anche noi». Il fatto è che il governo vorrebbe intervenire, ma non ha più letteralmente idea di dove sistemare i profughi ancora accampati a Lampedusa. Gli altri centri di accoglienza, infatti, scoppiano e dunque i migranti per ora restano qui: sperando che il mare si mantenga ancora un po’ gonfio e scuro come nei giorni scorsi.

E il fastidio per l’Isola invasa non è l’unico tarlo che agita i pensieri dei lampedusani. C’è infatti una paura più sottile che va lentamente crescendo, di pari passo con il crescere della disperazione del colonnello Gheddafi. «Minaccia sempre l’Italia - mormora Antonio, il titolare dell’hotel-ristorante Nautic, punto di riferimento per i giornalisti accorsi qui -. Va a finire che prima di arrendersi ordina di sparare un’altra volta missili contro di noi. E allora, la tragedia sarà completa». I missili, già. Come i due Scud indirizzati contro Lampedusa a metà dell’aprile dell’86. Mancarono l’Isola di molti chilometri, ma lo spavento fu grande. E ironia della sorte, anche allora alla guida del governo italiano c’era un premier in ottimi rapporti col mondo arabo: Bettino Craxi. Come a dire, vatti a fidare di quelli che consideri amici...