Roma, 03-03-2011
"Dalle veline al 'procacciatore' di veline, a quanto sembra, il passo in politica può essere davvero breve". Lancia in resta, Il Secolo d'Italia attacca il PdL dopo l'annuncio di Lele Mora di volersi candidare alle
prossime elezioni con lo schieramento di governo. Titolo eloquente: 'Il sogno di Lele Mora: mi candido nel Pdl (e non gli dicono di no...)'.
"Almeno nelle intenzioni di uno dei protagonisti, quindi -prosegue Il Secolo- anche in politica potrebbe replicarsi la cordata che lo vede coinvolto insieme a Nicole Minetti, ex show girl e consigliera regionale Pdl della Lombardia, altra indagata dalla
magistratura sul caso Ruby: come a dire, una 'quota' dell'inchiesta sul bunga bunga potrebbe insediarsi addirittura fin dentro le istituzioni".
"Il problema politico -sottolinea Il Secolo- è capire cosa ne pensi di tutto cio' il Pdl. Perche' se il caso Minetti ha aperto una pur 'timida' discussione sulla selezione della classe dirigente, la prospettiva di un ticket con Mora 'onorevole' grazie ai miracoli della legge elettorale potrebbe non essere un miraggio. Ma, almeno fino a questo momento, nessuna risposta indignata e' giunta, nessuna presa di distanza dai coordinatori del Pdl sulla prospettiva che un personaggio indagato per una vicenda legata alla prostituzione, cosi' come altre storie che riguardano altri aspetti controversi del mondo dello spettacolo, possa diventare amministratore pubblico o parlamentare della Repubblica, per giunta in quella destra 'dei valori' che il Pdl
ambirebbe a rappresentare".
Il Foglio: più primarie e meno gazeboUn'altro spunto al PdL lo offre Il Foglio, che oggi invita il primo partito italiano a 'illuminarsi di primarie' dopo aver raccontato della riforma delle primarie del Parttio socialista francese, modellata sull'esperienza italiana del Pd. Il Foglio cita il costituzionalista Augusto Barbera: "Per il PdL sarebbe una rivoluzione copernicana. Si favorirebbe una miglior selezione della classe dirigente e il partito assumerebbe un tono complessivamente più democratico. Inoltre, sotto il profilo dell'immagine sarebb un colpo senza dubbio notevole". E così, anche se ad esclusione di Alemanno e Bondi "i massimi dirigenti del PdL tendono ad evitare l'argomento", Il Foglio pone con forza il problema dei problemi, ovvero il ricambio del personale politico: "il punto non è la legittimità di leadership longeve" come quelle di Berlusconi Bossi e Fini "che sarebbero senza dubbio confermate da una verifica interna all'elettorato di riferimento dei loro partiti". No, il problema è quello di una selezione del personale politico non basata esclusivamente sulla cooptazione come quella attuale, che fa "prevalere la tendenza all'autoconservazione di gruppi dirigenti e apparati, dal livello locale a quello nazionale".
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