martedì 12 aprile 2011

Guerra senza sbocchi, Parigi se la prende con la Nato

Un tank libico colpito dai raid Nato

Un tank libico colpito dai raid Nato

Londra, 12-04-2011

Nessuna tregua, dicono i ribelli di Bengasi, anche se l'Unione africana insiste nell'invito alla "piena cooperazione" con il piano per il cessate il fuoco già accettato da Gheddafi. La guerra continua, allora, e poiché nessuna delle parti sembra in grado di vincere o sul punto di cedere il ministro degli Esteri francese Alain Juppé pungola la Nato: faccia di più contro Gheddafi, visto che "ha voluto prendere la guida delle operazioni. Così non è non abbastanza".
Se Parigi non si rassegna all'idea di un pantano libico nel quale l'America sembra poco entusiasta di immergersi, da Londra l'ex ministro degli Esteri di Gheddafi, Mussa Kussa, alza il velo sullo scenario più temuto in molte cancellerie: se la guerra si prolunga, la Libia rischia di trasformarsi "in una nuova Somalia". "L'unità del Paese - dice alla Bbc - è essenziale per qualsiasi soluzione" del conflitto.

Dall'altra parte del fronte, il secondogenito di Gheddafi, Saif al-Islam, è d'accordo:
"Se l'Occidente vuole la democrazia, una nuova Costituzione, elezioni, ebbene, noi siamo pronti". Ma se invece questa guerra è un complotto per impadronisrsi del petrolio libico, dice Saif, o far passare l'idea di una Libia dell'Est e una dell'Ovest, non cederemo di un millimetro, a cominciare dalla rinuncia al potere di Gheddafi padre.
Il figlio di Gheddafi ha poi ribadito l'accusa secondo cui dietro i rivoltosi della Cirenaica vi sarebbero Osama bin Laden e 'al-Qaeda'. Infine Saif e' tornato sull'ipotesi dell'allontanamento forzato del colonnello e della sua cerchia.
"Stanno discutendo di mandarci in esilio ai Caraibi!", ha notato con una risata, "pero' una partenza di Gheddafi non cambierebbe un bel niente, perche' il popolo libico non
permetterà a questi gruppi di terroristi di gestire la Libia. La domanda è: come ci si sbarazza di queste milizie armate? Perche' queste milizie non sono in grado di governare".

Il ministero degli Esteri libico ha avvertito che andra' incontro a una durissima resistenza armata qualsiasi intervento straniero a Misurata, camuffato con
il pretesto di portare aiuti umanitari all'ultima roccaforte dei ribelli in Tripolitania. La Libia", si sottolinea in una nota, "accettera' aiuti umanitari soltanto dalla Croce Rossa e dalla Mezzaluna Rossa". Il ministero al contempo rende noto di aver
informato della sua presa di posizione il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, l'Unione Africana e la stessa Unione Europea. Proprio oggi fonti diplomatiche comunitarie hanno riferito che si stanno accelerando i preparativi per una missione umanitaria affidata a militari, con il compito di evacuare da Misurata i feriti e di consegnare ai civili superstiti generi alimentari, acqua potabile e farmaci.

Uno stallo anche sotto il profilo degli aiuti aumenterebbe il costo politico di una guerra che se finisse con una Libia divisa in due, come disse neanche un mese fa il segretario della Difesa americano, Robert Gates, si sarebbe rivelata "una vera e propria formula di insicurezza".

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