Silvio Berlusconi a Lampedusa
Lampedusa, 09-04-2011
Sbarcano in 244 mentre Silvio Berlusconi dice ai lampedusani che il governo "e' stato di parola", mantenendo l'impegno di svuotare l'isola dalle migliaia di migranti arrivati nei mesi scorsi. E quando l'Airbus presidenziale lascia l'isola, all'orizzonte si profila la sagoma di altri due barconi. Dieci giorni dopo la prima visita, il premier torna a Lampedusa ed e' costretto ad ammettere quello che tutti, quaggiu', sanno: gli sbarchi non si fermeranno. E dunque l'Europa deve "condividere" con l'Italia questo "tsunami umano" che si sta riversando dalle coste del nord Africa: altrimenti "non esiste". Il Cavaliere viene accolto sull'isola come piace a lui: applausi e "Silvio Silvio" urlato a squarciagola da decine di persone che lo attendo all'aeroporto.
Ma sa benissimo che l'emergenza immigrazione e' tutt'altro che risolta. E cosi' dopo aver ribadito che il governo si e' mosso come doveva e rinnovato tutte le promesse gia' fatte dieci giorni fa - il "piano verde" e il "piano colore", la zona franca e il nobel per la pace, la moratoria fiscale e previdenziale, la burocrazia zero e gli sconti sul prezzo del gasolio - va dritto al nocciolo della questione. "Il problema - dice - non sono i 25 mila che abbiamo gia' accolto, visto che siamo un paese di emigranti ed abbiamo un dovere di umanita' e generosita'. Ma quelli che arriveranno".
La prova e' li', sul molo: altri sette sbarchi nella giornata di oggi, un totale di 650 persone che sommati ai settecento di ieri fanno 1.500. E altri 60 sono approdati a Pantelleria. E' vero che il sistema di trasferimenti ha cominciato a funzionare e sull'isola sono rimasti solo gli ultimi arrivati e i 184 tunisini che saranno rimpatriati a partire da lunedi' con due voli al giorno. Ma e' anche vero che i migranti continuano ad arrivare. La buona notizia e' che, stando alle parole del presidente del Consiglio, e' stata superata quella "situazione negativa" che finora ha fatto si' che le regioni del nord non abbiano accolto neanche un migrante. "Nessuno puo' sottrarsi ad un'emergenza storica" risponde Berlusconi a chi gli chiede il perche' di questa 'divisione' tra nord e sud registrata finora.
Neanche la Lega che "al di la' di certe dichiarazioni in tv e sui giornali, si e' sempre adeguata alle decisioni del governo". Ma quel che piu' preme al Cavaliere e' spostare il tiro sull'Europa, esigendo che l'Unione "condivida con noi l'accoglienza". "L'Europa - sottolinea - non puo' sottrarsi" anche perche' "o e' qualcosa di concreto o non e"'. Ma allora in questo caso "e' meglio tornare a dividerci", ognuno con i suoi egoismi. Il Cavaliere mostra ottimismo anche nei confronti di Francia e Germania. La prima, afferma, alla fine "accettera"' l'accordo: "lo dice il buon senso, visto che l'80% di quelli arrivati vuole andare li"'. Dunque "noi possiamo anche tenerli per sei mesi nei Cie e nei Cara, come dice la legge, ma poi possono andare dove vogliono".
E anche la cancelliera Merkel "non potra' che convenire sulla necessita' di una politica di compartecipazione europea", perche' "bisogna fare i conti con la realta' di questo tsunami umano". Parole contro cui si scaglia l'opposizione. "Il Governo - dice Massimo D'Alema - non ha titolo per rimproverare l'Ue". E Pier Ferdinando Casini aggiunge: "la questione non si risolve con la demagogia". Berlusconi pero' tira dritto e scommette - assieme all'intero governo - anche sull'accordo con la Tunisia. Speriamo e crediamo, dice il Cavaliere, che l'intesa abbia l'effetto di "deterrente psicologico" sui tunisini: "credo non valga la pena pagare per partire e rischiare la vita sapendo che poi verrai rimandato a casa". Per far si' che questo deterrente funzioni, pero', l'Italia dara' a Tunisi centinaia di milioni di euro, 150 jeep, 4 motovedette.
E le navi San Giorgio e San Marco della Marina Militare pattuglieranno le acque internazionali al confine con quelle tunisine: se arriveranno dei barconi chiederanno alla marina tunisina di intervenire e se questa non potra', li accompagneranno nel porto piu' vicino. Quanto pero' questi respingimenti siano praticabili, neanche' il premier lo sa veramente. Intanto, per il rilancio di Lampedusa, Berlusconi annuncia che entro la prossima settimana partiranno due spot da 30 secondi e due minuti per fare conoscere a tutti le bellezze naturali dell'Isola.
Prima di ripartire Berlusconi si concede prima un altro bagno di folla, allo storico bar dell'Amicizia dove don Pino, il poeta dell'isola, gli offre un cannolo e un caffe' e poi una visita in solitaria all'isola dei Conigli "bella e incantevole". Se ne va, pero', senza aver visto le parole scritte sulla spiaggia delle Palme da alcuni lampedusani: "pace", "liberta"'. Per comporle hanno utilizzato 250 lumini, tanti quante le vittime dell'ultimo naufraugio. "Noi siamo una zattera in mezzo al mare - dice Giusi Nicolini di Legambiente - la nostra vocazione e' accogliere con dignita' chi arriva e far conoscere ai turisti questo mare splendido. Non ci servono i campi da golf".
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