Dimostranti nell'ufficio del Governatore Walker
Madison, 10-03-2011
Finisce con migliaia di statali che accompagnano l'uscita dei senatori del Wisconsin al grido 'vergogna! Vergogna!'. I repubblicani si aggiudicano il primo round di una battaglia che si allargherà molto presto ad altri stati alle prese con pesanti deficit di bilancio. La sola alternativa possibile, spiega il governatore Scott Walker sul Wall Street Journal, era licenziare o aumentare le tasse. E invece no, basta con vecchi tabu dei sindacati dello stipendio uguale per tutti e della progressione di carriera solo per anzianità, via le tutele sindacali nella contrattazione collettiva. E se gli statali vogliono il posto e la pensione sicura, che paghino più contributi volontari. L'assistenza sanitaria? All'insegnante o al biblotecario costerà il doppio.
"In mezz'ora 18 senatori repubblicani hanno cancellato 50 anni di diritti civili", protesta Mark Miller, capogruppo dei senatori democratici. Fuori e dentro il palazzo, la tambureggiante battaglia degli statali non ha impedito il via libera a misure che equivalgono a un taglio dell'8% dello stipendio e che indicano la strada imboccata dai Repubblicani per il dopo crisi: nessuna punizione a Wall Street, nessun aumento delle tasse per i ricchi. Basta invece con la spesa pubblica fuori controllo, con l'assistenza sanitaria a chi non paga e con i lacciuoli dei sindacati.
"Il budget non c'entra - si ribella Jim Mc Dermott, deputato democratico al Congresso - Eliminare la contrattazione collettiva non riporta il bilancio statale in equilibrio (...) ma indebolisce i sindacati non solo nel settore pubblico ma anche di fronte alle grandi imprese, spegnendo una tradizionale fonte di sostegno dei candidati democratici".
Alla Casa Bianca Obama si tira fuori dalla battaglia, ma sulle tv americane arriva lo spot di una lobby repubblicana che denuncia il rapporto non disinteressato dei Democratici con i sindacati, e allora il presidente, pur ammettendo che anche gli statali devono fare sacrifici come in molti paesi europei, poi avverte: "Non è cosa buona che i dipendenti pubblici siano denigrati, calunniati o che i loro diritti vengano violati".
Su questo terreno - chi paga i costi della crisi e come - si giocherà insomma parte della prossima campagna per le presidenziali 2012
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