Nemmeno la leggendaria mania della Dc per le mise femminili in Tv può eguagliare l’ossessione dei politici di
oggi per la Rai. A dimostrazione della volontà di cambiare se non manipolare le reti pubbliche arrivano sempre nuove singolari proposte da sottoporre alla Commissione di vigilanza. La più recente porta la firma di Alessio Butti del Pdl, già autore di una bozza di modifica paragonata ad un bavaglio per la libertà d’espressione. I contenuti di questo nuovo testo non si discostano molto dal precedente, riprendendone alcuni punti focali come l’alternanza di settimana in settimana tra conduttori di talk show, con diversa formazione culturale (o sarebbe più opportuno dire ‘con una diversa opinione politica’). Le pietre dello scandalo – vista anche la parte politica del senatore Butti – non possono che essere Ballarò con Giovanni Floris e Annozero con Michele Santoro, entrambi già richiamati in diverse telefonate in diretta del premier Berlusconi.
A determinare questa particolare opinione da parte del senatore Pdl sarebbe la presunta posizione dominante assunta da una certa parte politica grazie all’articolazione del palinsesto:
Tenuto conto dell’attuale distribuzione, durante la settimana, delle diverse tipologie di trasmissioni che concentrano nella prima serata del martedì e del giovedì i programmi più importanti di approfondimento politico, onde evitare il determinarsi di una evidente posizione dominante da parte di alcuni operatori dell’informazione rispetto ad altri, la Rai valuti l’opportunità di sperimentare l’apertura di altri spazi informativi e/o di approfondimento affidati ad altri conduttori, da posizionare negli stessi giorni (martedì e giovedì), alla stessa ora (prima serata), sulle stesse reti e con le stesse risorse esistenti secondo una equilibrata alternanza settimanale.
Inevitabili i commenti dei politici, ma molto più interessanti si rivelano le reazioni dei professionisti dell’informazione. Il più polemico circa l’eventuale alternanza dei talk show è Michele Santoro, che ricorda addirittura il Minculpop del fascismo:
Di che cosa ci meravigliamo? Viviamo in un Paese in cui una commissione parlamentare di Vigilanza nomina il consiglio di amministrazione della Rai e, nonostante questo, la maggioranza di governo, dopo aver deciso i vertici dell’azienda e dopo aver schiacciato il servizio pubblico subordinandolo agli interessi personali del presidente del Consiglio, pretende di organizzare direttamente anche il palinsesto.
Il contraltare alla polemica di Santoro non può che essere Sgarbi in partenza con un nuovo programma ad aprile. La sua controproposta è ‘una fascia oraria dopo ogni tg, affidata a giornalisti diversi, 10 minuti per tutti’. E sulla posizione di Santoro in Rai aggiunge:
Mah, ci sarà pure il Minculpop, ma lui lavora in Rai perché è imposto dalla magistratura, la sua è una forma peggiore di prepotenza, nessuno ha il diritto eterno ad occupare sempre lo stesso orario.
Sullo sfondo di un conflitto tra primedonne in Rai si staglia un placido Enrico Mentana, partito dalla tv pubblica e giunto a La7 passando per Mediaset. Con aria sorniona il direttore del Tg La7 si astiene da qualsiasi commento, lasciando la risoluzione di questo nuovo dilemma ai temerari e devoti figli di Mamma Rai.
oggi per la Rai. A dimostrazione della volontà di cambiare se non manipolare le reti pubbliche arrivano sempre nuove singolari proposte da sottoporre alla Commissione di vigilanza. La più recente porta la firma di Alessio Butti del Pdl, già autore di una bozza di modifica paragonata ad un bavaglio per la libertà d’espressione. I contenuti di questo nuovo testo non si discostano molto dal precedente, riprendendone alcuni punti focali come l’alternanza di settimana in settimana tra conduttori di talk show, con diversa formazione culturale (o sarebbe più opportuno dire ‘con una diversa opinione politica’). Le pietre dello scandalo – vista anche la parte politica del senatore Butti – non possono che essere Ballarò con Giovanni Floris e Annozero con Michele Santoro, entrambi già richiamati in diverse telefonate in diretta del premier Berlusconi.
A determinare questa particolare opinione da parte del senatore Pdl sarebbe la presunta posizione dominante assunta da una certa parte politica grazie all’articolazione del palinsesto:
Tenuto conto dell’attuale distribuzione, durante la settimana, delle diverse tipologie di trasmissioni che concentrano nella prima serata del martedì e del giovedì i programmi più importanti di approfondimento politico, onde evitare il determinarsi di una evidente posizione dominante da parte di alcuni operatori dell’informazione rispetto ad altri, la Rai valuti l’opportunità di sperimentare l’apertura di altri spazi informativi e/o di approfondimento affidati ad altri conduttori, da posizionare negli stessi giorni (martedì e giovedì), alla stessa ora (prima serata), sulle stesse reti e con le stesse risorse esistenti secondo una equilibrata alternanza settimanale.
Inevitabili i commenti dei politici, ma molto più interessanti si rivelano le reazioni dei professionisti dell’informazione. Il più polemico circa l’eventuale alternanza dei talk show è Michele Santoro, che ricorda addirittura il Minculpop del fascismo:
Di che cosa ci meravigliamo? Viviamo in un Paese in cui una commissione parlamentare di Vigilanza nomina il consiglio di amministrazione della Rai e, nonostante questo, la maggioranza di governo, dopo aver deciso i vertici dell’azienda e dopo aver schiacciato il servizio pubblico subordinandolo agli interessi personali del presidente del Consiglio, pretende di organizzare direttamente anche il palinsesto.
Il contraltare alla polemica di Santoro non può che essere Sgarbi in partenza con un nuovo programma ad aprile. La sua controproposta è ‘una fascia oraria dopo ogni tg, affidata a giornalisti diversi, 10 minuti per tutti’. E sulla posizione di Santoro in Rai aggiunge:
Mah, ci sarà pure il Minculpop, ma lui lavora in Rai perché è imposto dalla magistratura, la sua è una forma peggiore di prepotenza, nessuno ha il diritto eterno ad occupare sempre lo stesso orario.
Sullo sfondo di un conflitto tra primedonne in Rai si staglia un placido Enrico Mentana, partito dalla tv pubblica e giunto a La7 passando per Mediaset. Con aria sorniona il direttore del Tg La7 si astiene da qualsiasi commento, lasciando la risoluzione di questo nuovo dilemma ai temerari e devoti figli di Mamma Rai.
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