mercoledì 23 marzo 2011

Le regioni danno l'ok a Maroni: accoglienza per 50mila

Il ministro dell'Interno a palazzo Chigi

Il ministro dell'Interno a palazzo Chigi

Roma, 22-03-2011

Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, incassa l'appoggio di Regioni, Province e Comuni per far fronte a una possibile ondata di sbarchi di profughi e rifugiati provenienti dalla Libia sulle coste italiane.
Maroni oggi ha convocato i governatori di quasi tutte le Regioni per presentare un piano di emergenza che prevede l'accoglienza di circa 50mila profughi, una cifra stimata dal Viminale sui possibili nuovi arrivi dal Nord Africa, in particolare dalla Libia.
Ai rappresentanti degli Enti locali (Anci, Upi e Regioni) Maroni ha chiesto e ottenuto un sostanziale via libera a un piano che prevede una distribuzione territoriale dei richiedenti asilo in diverse Regioni, implementando in pratica il sistema Sprar (sistema richiedenti asilo e rifugiati), che vede già impegnati gli enti locali nell'accoglienza e nell'integrazione dei rifugiati.
A quanto ha riferito il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo al termine della riunione al Viminale, uno dei criteri di ripartizione sarebbe quello dei mille profughi per ogni milione di abitanti, ossia un profugo ogni mille italiani. Per fare un esempio, una Regione come il Veneto dovrebbe garantire l'accoglienza di circa 4.500 profughi su una popolazione di oltre 4 milioni.
Le Regioni dovranno individuare i siti disponibili dove sarà possibile accogliere i rifugiati come ex ospedali, caserme dismesse, centri Caritas. Maroni ha precisato che il piano del Viminale sarà limato con delle 'correzioni' nella distribuzione dei rifugiati per alcune regioni, tra cui la Sicilia, la Puglia, che già ospitano migranti e rifugiati e per l'Abruzzo, ancora in piena ricostruzione post-terremoto.
Sul fronte delle risorse, una delle garanzie prioritarie richiesta dalle Regioni, il governo appronterà fondi ad hoc nel decreto Milleproroghe con circa 500 milioni per la Protezione civile, che dovrebbe gestire tecnicamente l'assistenza. Il piano voluto da Maroni arriva dopo l'aggravarsi della situazione in Libia e con la previsione di possibili arrivi in massa di profughi e migranti.
A Mineo, in provincia di Catania, è già operativo e conta al momento 800 presenze il Villaggio della solidarietà, il sito che doveva diventare nelle intenzioni del ministro dell'Interno il 'mega Centro accoglienza richiedenti asilo' e accogliere i rifugiati dei Cara di tutta la penisola.
Il piano messo a punto con le Regioni lascia però aperta la questione degli sbarchi di clandestini a Lampedusa, visto che sembra che gli enti locali dovranno occuparsi solo dei 'rifugiati' che arriveranno nelle prossime settimane.
Sull'isola, intanto, si spera che non vi siano altri arrivi in massa dalla Tunisia: la situazione è al collasso, ci sono oltre 5 mila immigrati, quanti gli abitanti dell'isola delle Pelagie.
Se l'ondata di arrivi non si attenuerà la situazione rischia di diventare ingestibile per le autorità locali dopo il 'no' a soluzioni provvisorie caldeggiate dal commissario all'emergenza Giuseppe Caruso come l'allestimento di una tendopoli.
Se Maroni tornerà a mani vuote dal suo prossimo viaggio in Tunisia, se cioè non riuscirà a riattivare una collaborazione immediata di Tunisi, sui rimpatri e sul controllo alle frontiere, difficilmente si uscirà dalla crisi. E potrebbe non bastare l'intervento spot di una nave militare come la San Marco per dare ossigeno alla piccola isola di frontiera nel Mediterraneo.

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