giovedì 17 marzo 2011

Il miracolo di Idil, a casa la bimba venuta dal coma

La piccola Idil lascia l'ospedale in braccio al papà

Nata a settembre dalla mamma clinicamente morta

Chissà cosa penserà Idil quando, tra qualche anno, guarderà le foto che la ritraggono in braccio al papà, pochi minuti prima di essere dimessa dall’ospedale in cui è nata. Noi ci siamo tutti emozionati, ieri pomeriggio al Sant’Anna, mentre lei - bellissima, avvolta in una copertina rosa, con gli occhi scuri sgranati intorno a sé - posava inconsapevolmente come una piccola star.
Un miracolo, un trionfo della scienza, un regalo della natura. Parole per spiegare l’inspiegabile: una bimba che a quasi 6 mesi pesa poco meno di una neonata, ma è sana ed è pronta ad una vita normale. Una bimba venuta al mondo, a sole 28 settimane, nonostante sua madre fosse morta già da un mese per un cancro al cervello.
«Ringrazio il Signore, non me l’aspettavo, è un sogno che si realizza», dice raggiante il papà, somalo, Issa Muhyaddin Jimcaala, 32 anni. Issa non parla italiano, la traduzione è affidata a un gentile mediatore culturale. «In lei continuerà a vivere sua madre», aggiunge, riferendosi alla scelta di dare alla figlia lo stesso nome della mamma. Idil, «la perfetta», «la completa». Idil sta per uscire dall’ospedale e si chiude un cerchio. Si completa un gesto di amore incondizionato che ha spinto la sua mamma di 28 anni - sfollata di guerra in un villaggio a pochi chilometri da Mogadiscio, insieme al marito e altri cinque figli - a cercare di combattere il male il più a lungo possibile, per consentirle di nascere.
Quando il tumore la rese cieca, il cognato, che vive a Torino da 18 anni, organizzò il trasferimento in Italia, dove la giovane somala è stata sottoposta a un difficile ma inutile intervento di neurochirurgia per decomprimere il cervello. Poche ore dopo è entrata in coma. Irreversibile, elettroencefalogramma piatto. Ma i ginecologi, chiamati a consulto, hanno sempre creduto che la piccola potesse nascere dalla morte. La giovane è stata tenuta attaccata alle macchine per portare avanti la gravidanza fino alla ventottesima settimana.
Oggi Idil è lunga 50 centimetri e pesa 3 chili e 200 grammi. Quand’è nata, il 28 settembre scorso, pesava 7 etti e 60 grammi ed era lunga poco più di 32 centimetri. Ora Idil potrebbe essere adottata dallo zio. «Vedremo se sarà possibile - racconta Issa -. Per ora comunque mia figlia rimarrà a Torino: ha bisogno di un’assistenza sanitaria che non potrebbe avere in Somalia, poi quando sarà in grado di volare verrà in Somalia a vedere i suoi fratelli».
Idil, nonostante le sue condizioni di salute siano ormai buone, ha bisogno di continuare ad essere monitorata. «Ci saranno dei controlli periodici almeno fino all’età scolare - spiega Claudio Fabris, professore di neonatologia che ha seguito la bimba in questi mesi - questo è un caso eccezionale e sia la bambina sia la famiglia hanno bisogno di essere seguiti».
Il papà di Idil ascolta in silenzio, il mediatore traduce quanto viene detto. «Sono molto felice» dice Issa. Poi prende in braccio la sua bambina e la stringe al petto. «Kiss, kiss», suggeriscono i fotografi. Ma lui non comprende neanche l’inglese. Qualcuno allora si fa largo tra telecamere e macchine fotografiche e, chiamandolo per nome, schiocca qualche bacio sulla mano. Issa capisce, teneramente, la bacia.

Nessun commento:

Posta un commento