giovedì 17 marzo 2011

A Bari guerra di mala Killer spara agli occhi freddato incensurato

 

 

 

 

 

 

 

 

di LUCA NATILE

Una esecuzione spietata, ancora una volta, dopo dieci giorni di agguati che hanno seminato il panico, nel cuore di un quartiere popoloso di Bari, nell’ora del passeggio, dello shopping, delle strade piene di gente e di automobili. Ieri sera, in via Venezia a Carbonara i sicari non hanno sbagliato, non hanno avuto alcuna esitazione nel mirare alla testa, agli occhi persino, e al cuore del loro obiettivo e premere il grilletto mentre intorno scorreva la vita di ogni sera. Una folata di vento, il rumore della moto lanciata in accelerazione e il sicario seduto sulla parte posteriore del sellino ha premuto il grilletto tre, quattro, cinque, sei volte in rapida successione.
Il colpo che ha dato la morte a Giuseppe Mizzi, 39 anni, fedina penale immacolata, un rispettabile signor nessuno di Carbonara lo ha raggiunto agli occhi, spaccandogli il cranio. Gli altri gli hanno lacerato la pelle, mandato in frammenti le ossa ma forse lo sventurato Mizzi già non sentiva più nulla. È crollato come un peso inerte mentre i sicari fuggivano nascondendo l’arma, una pistola 9x21 sotto i vestiti e alcuni proiettili continuavano a rimbalzare, scheggiando l’asfalto e il marciapiede.
Una delle pallottole ha raggiunto alla coscia sinistra una donna di 34 anni che era al braccio del marito e insieme ad una amica. «Ho sentito un bruciore e mi sono accorta di stare sanguinando» ha raccontato ai medici del Pronto Soccorso dell’ospedale «Di Venere». I medici l’hanno dimessa un’ora dopo il ricovero e ai carabinieri ha ripetuto la stessa storia, senza aggiungere molto altro.
L’agguato è avvenuto intorno alle 19 in via Venezia a due passi dall’incrocio con piazza Umberto, nelle vicinanze della sede della circoscrizione. Molta le gente per strada, pochi i testimoni. La gente ha paura, guarda altrove, fa finta di niente e tiene la bocca chiusa. Chi era l’incensurato Giuseppe Mizzi? Perchè qualcuno lo odiava al punto da volerlo morto? Quale il movente che ha armato la mano dei sicari? I carabinieri del Nucleo investigativo (guidati dal maggiore Riccardo Barbera) del Reparto operativo provinciale, al comando del ten. col. Francesco Rizzo stanno cercando una risposta a tutte queste domande e l’indagine si annuncia lunga e tortuosa.
La crudeltà di questo omicidio pare non lasciare dubbi sulla sua possibile origine. La malavita ammazza in questa maniera, ma Mizzi, non era un mafioso, anzi dalle informazioni in possesso degli investigatori risulta che l’uomo con la malavita organizzata, non avesse mai avuto nulla a che spartire. Eppure, eppure lo hanno ammazzato e l’ipotesi che i sicari abbiano potuto sbagliare persona appare strana. Sulla scena del delitto insieme ai carabinieri della stazione di Carbonara, della compagnia San Paolo sono giunti a tempo di record gli specialisti della Sezione Investigazioni Scientifiche (al comando del luogotenente Donato Macchia) che hanno eseguito una serie di rilievi che potranno dare informazioni importanti alle indagini.
Poco trapela dal riserbo degli investigatori ma tra le ipotesi che sembrano trovare maggiore credito c’è quella che lega la spietata esecuzione di Mizzi al ferimento di Antonio Battista, 41 anni, avvenuto 24 ore prima, in via Trisorio Liuzzi, venti metri dall’ingresso della caserma dei carabinieri. Si tratta di una ipotesi alla quale gli inquirenti stanno lavorando. Questo non vuol dire che Battista, cognato del boss di Ceglie Antonio Di Cosola, detto «Strascinacuvert» debba essere automaticamente considerato il mittente dell’agguato.
Non c’è un solo elemento concreto che lo dica ma gli investigatori tendono ad escludere che la rapida successione temporale tra i due fatti sia une mera coincidenza. Tensioni sotterranee agitavano gli ambienti della criminalità già da tempo in quella terra di confine che comprende Carbonara e Ceglie, sempre in bilico tra l’influenza della famiglia malavitosa dei Di Cosola e quella degli Strisciuglio. Gli ultimi fatti di sangue potrebbero essere il rigurgito violento e crudele di una contrapposizione, di uno scontro tra fazioni che sta venendo in superficie dopo aver covato per diverso tempo sotto la cenere. Non si escludono altre ipotesi.

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