martedì 1 marzo 2011

Esilio del colonnello, Berlusconi cauto

Silvio Berlusconi

Roma, 01-03-2011
"In questo momento occorre molta cautela perché la situazione in Libia è in continua evoluzione". A poche ore da un appuntamento telefonico con Angela Merkel, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi invita alla prudenza sull'ipotesi dell'esilio di Gheddafi, pur aggiungendo, dalle pagine de Il Messaggero, che l'Italia sarà "perfettamente in linea con quanto deciderà la comunità internazionale".


Ipotesi no fly zone
"Se si pensa ad una operazione militare a tutela della popolazione civile in Libia, la prima cosa da prevedere è l`instaurazione di una 'no fly zone' che consentirebbe di abbattere i velivoli che sparano sulla folla", dice il generale Franco Angioni, in una intervista al L'Unità: "Anche se egoisticamente qualcuno può pensare che sia più utile assegnare la priorità, in termini di adesione, agli Usa, non possiamo né
dobbiamo dimenticare che la 'questione Nord Africa e Medio Oriente' è prevalentemente, se non esclusivamente, europea. Anche perché parte delle
responsabilità di una mancata previsione dell`attuale situazione in Libia, è
da addebitare a un certo numero di Paesi europei..." e "va subito sottolineato
che la situazione è molto grave. Occorrerà muoversi tenendo ben presente la
necessità di assicurare il rispetto dei diritti umani e il pericolo di derive
oltranziste. Qualsiasi scenario operativo deve prevedere, come condizione
imprescindibile, la legittimità di un intervento. In questi termini, la
legittimità non può che discendere dalle Nazioni Unite".

Gheddafi in tv
Lui, Muammar Gheddafi, riappare intanto su alcuni grandi network internazionali comodamente seduto in un ristorante di Tripoli: "Obama è un brav'uomo - dice -ma è stato probabilmente male informato, le dichiarazioni che gli sono state attribuite forse sono state fatte da qualcun altro... L'America non e' la polizia internazionale del mondo o forse gli Usa vogliono occuparci..." , risponde con sarcasmo ai colleghi della Bbc e della Abc. L'esilio? Un'ipotesi da respingere con una risata, perché "chi mai lascerebbe la sua patria? In Libia tutto il popolo mi ama e sarebbe disposto anche a morire per proteggermi..." dice Gheddafi abbandonando di colpo l'arabo per un più diretto inglese nell'intervista di Christiane Amanpour. Poi la sfida: "Invito l'Onu e le altre organizzazioni internazionali che adesso ci attaccano a venire in Libia per verificare qual è nella realtà la situazione". E' l'Occidente ad averlo tradito, mollandolo ora che la lotta contro l'islamismo radicale è più viva che mai: "Sono sorpreso dal fatto che pur avendo stretto un'alleanza con i Paesi occidentali per combattere Al Qaeda, adesso che stiamo combattendo noi i terroristi, loro ci hanno abbandonato. Mi sento tradito, vogliono colonizzarci"
Foto dalla Libia liberata
La realtà dipinta da Gheddafi tuttavia stride con quella che emerge con il passare dei giorni dalla Libia liberata. Il quotidiano britannico Independent rivela quanto accaduto nei primi giorni delle manifestazioni di protesta contro Gheddafi, attraverso la testimonianza di un ufficiale dell'esercito libico che si è unito all'opposizione. Un racconto accompagnato dalla foto di dieci sacchi neri sul pavimento di cemento di una camera mortuaria. Contengono i corpi dei soldati che si sono rifiutati di aprire il fuoco sui ribelli. Disarmati e malmenati dai loro compagni, sono stati poi rinchiusi in una cella sotterranea di al-Katiba, il principale accampamento militare a Bengasi. L'Independent aggiunge che "la violenza non è stata a senso unico". Ci sono infatti anche i corpi di tre mercenari provenienti dall'Africa sub-sahariana, "usati" dal regime contro i manifestanti. I loro corpi, con ferite profonde alla testa e al torso, giacciono accanto a quelli dei soldati libici.