venerdì 8 aprile 2011

Rapinatore-vigilantes: due opposte verità

L'INTERROGATORIO. La guardia giurata, sentito dal gip Ambrosoli, ha sostenuto di non aver visto i rapinatori uscire dalla banca, ma di aver pensato di essere il bersaglio
Mauro Pelella è distrutto: «Non volevo ucciderli» Ma la sua versione si scontra con Delle Grottaglie: «Stavamo scappando, e lui ha iniziato a sparare» PATRIZIA SCALVI
C'è il dolore, la disperazione, l'angoscia per il futuro, ma ci sono anche due verità che fanno a pugni tra loro. C'è la guardia che assicura di aver percepito «una situazione di pericolo: ho visto i tre uomini mascherati, due davanti al furgone, il terzo sul lato destro, proprio dove ero seduto. Ho pensato che volessero assaltare il mezzo, ho urlato "rapina, rapina" al collega e poi sono sceso. E mi sono visto minacciare da una persona con in mano qualcosa di poco chiaro e ho cominciato a sparare, dopo aver urlato ai tre di fermarsi. E quando ho visto la Fiat Bravo partire in retromarcia ho avuto paura e non ho più capito niente. È stata la paura a farmi sparare, non volevo uccidere». E c'è il rapinatore superstite che racconta tutta un'altra storia: «Noi stavamo scappando, lui si è messo a sparare. Nessuna retromarcia con l'auto».
LE DUE VERITA' sono state sostenute ieri mattina davanti al gip Luciano Ambrosoli da Mauro Pelella, la guardia giurata di 34 anni che lunedì pomeriggio a Quinzano ha ucciso due rapinatori in fuga dopo aver rapinato la Cassa Rurale e Artigiana di Borgo San Giacomo ed è stato fermato la mattina successiva con l'accusa di duplice omicidio volontario e da Dario Delle Grottaglie, 30 anni, torinese, sopravvissuto per miracolo alla sparatoria.
Due verità che il giudice dovrà valutare attentamente, e lo farà fino a oggi, quando dovrà depositare la decisione sulla convalida del fermo e sulla richiesta di scarcerazione presentata dall'avvocato Patrizia Scalvi, legale di Pelella.
«Non è sceso in strada a fare il giustiziere - è la tesi difensiva di Scalvi - ma ha reagito sparando perchè ha percepito una situazione di pericolo per il furgone che non era nemmeno blindato. Non ha visto i tre banditi uscire dalla banca, se li è trovati di colpo davanti, mascherati e con in mano qualcosa di non definitivo, che poteva anche essere un'arma. Non c'è stato alcun inseguimento». Non c'era per il legale la volontà di uccidere e non c'è stata nemmeno la consapevolezza di aver freddato due uomini, tanto che dopo aver scaricato il caricatore con i 15 colpi, sentendosi probabilmente ancora in pericolo, ha chiesto al collega la sua pistola. La verità della guardia giurata, secondo il difensore, sarà suffragata anche dalla consulenza balistica che è già stata disposta. E non è escluso che l'avvocato disponga anche una consulenza psicologica per stabilire le condizioni della guardia, il livello di stress a cui era sottoposto in ambito lavorativo e la preoccupazione per l'imminente arrivo del primogenito.
PER LA GUARDIA GIURATA, che proprio l'altro giorno, quando sono scattate le manette, è diventato papà, il difensore ha chiesto al scarcerazione.
«Sono consapevole della gravità del fatto, ma non ci sono esigenze cautelari - ha spiegato l'avvocato Patrizia Scalvi -, Pelella è una persona tranquilla, lavora da una decina d'anni in Fidelitas e non ha mai dato problemi». Per l'avvocato non c'è il pericolo della reiterazione perchè la guardia giurata si è trovata in una situazione singolare, che difficilmente potrà ripetersi, nè tantomeno ha la possibilità di inquinare le prove. E anche l'eventualità della fuga appare decisamente remota, con una figlia nata martedì mattina. Il legale non poteva chiedere i domiciliari perchè il «pacchetto sicurezza» in caso di omicidio volontario prevede la detenzione in carcere o la scarcerazione, ma nessuna misura detentiva alternativa al carcere.
Dario Delle Grottaglie, 30 anni, il superstite della «banda in trasferta», si è presentato al gip Ambrosoli difeso dall'avvocato Rocco Femia del Foro di Torino. Anche Delle Grottaglie, arrestato lunedì pomeriggio dopo una fuga in bici fino a Pontevico e dopo essersi nascosto in un furgone di muratori, ha scelto di rispondere alle domande del gip e ha fornito la sua versione.
Una versione che, come detto, stride e contrasta con quanto riferito dalla guardia giurata. Le due versioni sono discordanti su un punto fondamentale: la manovra di retromarcia effettuata dai banditi con la Fiat Bravo. Una manovra che per il rapinatore non è stata effettuata, mentre per la guardia avrebbe innescato la sua paura. Delle Grottaglie, rimasto nel vicolo, senza salire sull'auto, sarebbe stato il primo a essere preso di mira dalla guardia giurata: «Ero nel vicolo, la guardia mi ha sparato e mi sono abbassato».
«Non siamo andati verso il furgone - ha detto Delle Grottaglie al giudice -. Noi stavamo scappando». Il rapinatore ha detto che la guardia ha cominciato a sparare e mentre fuggiva l'ha visto scaricare contro l'auto tutto il caricatore.
L'UOMO HA anche precisato al giudice che nè lui, nè i due complici avevano armi da fuoco, ma solo i taglierini con cui avevano minacciato i dipendenti dell'azienda di credito riuscendo a farsi consegnare un bottino di 10.300 euro. Il rapinatore ha aggiunto che i complici sono saliti in auto e sono scappati. «Non hanno fatto la retromarcia, hanno subito tentato di fuggire» ha detto il rapinatore al giudice. Anche sulla convalida per Delle Grottaglie il gip si è riservato.
Nel frattempo ieri mattina nell'istituto di medicina legale del Civile è stata effettuata l'autopsia sui corpi dei due rapinatori, Otello Astolfi, 62enne di Rovigo, residente a Ravenna e Ivan Alpignano, 38 anni, residente a Caselle Torinese.
Wilma Petenzi
http://www.bresciaoggi.it/

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