lunedì 7 marzo 2011

Gheddafi sotto assedio

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La rivolta in Libia contro il colonnello Gheddafi, sulla scia delle rivolte in Egitto e in Tunisia, scoppia il 15 febbraio, quando la polizia disperde un sit-in di protesta a Bengasi. I manifestanti chiedevano la liberazione di un avvocato delle famiglie di prigionieri uccisi nel 1996 in una sparatoria in un carcere di Tripoli (morirono oltre 1.000 persone). Da allora, gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine hanno cominciato a mietere vittime. Ad oggi sono decine di migliaia, secondo alcune fonti. Il governo mette da subito in atto una repressione che si farà sempre piu' sanguinosa, arrivando a bombardare numerose città, compresa Tripoli. Le societa' petrolifere (Eni in testa) evacuano il personale. Il 22 febbraio Gheddafi compare in tv: ''Rimarro' fino alla morte'', dice, e da allora in tutte le interviste o apparizioni ribadisce che non ha intenzione di mollare la presa, che i ribelli sono guidati da Bin Laden e minaccia l'occidente paventando un'invasione di profughi. Che a migliaia hanno già lasciato il Paese diretti in Italia.

Mentre il petrolio schizza alle stelle e molti ambasciatori libici nel mondo, compresi quelli all'Onu, si dimettono e passano con la rivolta, scatta il pressing della comunità internazionale che vara le prime sanzioni. Usa ed Europa chiedono lo stop immediato dell'uso della forza e congelano i beni del colonnello, mentre l'Onu approva anche un embargo sulle armi. Anche la Nato si muove, convoca una riunione d'emergenza e si ''tiene pronta a tutto''. Obama non esclude nemmeno un intervento militare e intanto riposiziona le navi al largo delle coste libiche.

Nel frattempo a Bengasi gli oppositori formano un Consiglio nazionale e l'Unhcr lancia allarme umanitario per i profughi alla frontiera con la Tunisia, che sarebbero 100.000.

Ansa news

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