Roma, 25 feb. (Adnkronos/Ign) - Tre aerei da trasporto C-130J dell'Aeronautica militare decollati dalla Libia con a bordo alcune decine di persone tra italiani e stranieri atterreranno nel pomeriggio e in serata sulla pista della base di Pratica di Mare. Proseguono quindi le operazioni di rimpatrio dei nostri connazionali dal Paese africano con i voli partiti o in partenza oggi da Tripoli, Sheba e Amal. Nella giornata di ieri altri due C-130J erano atterrati a Pratica di Mare.
I mezzi anfibi della nave 'San Giorgio' della Marina hanno raggiunto il porto di Misurata per iniziare l'evacuazione degli italiani bloccati sul golfo della Sirte. L'unità da trasporto della Marina ospiterà a bordo circa 120 connazionali e non è escluso che anche il cacciatorpediniere Mimbelli possa partecipare alle operazioni di recupero di altri italiani che attendono di lasciare il Paese africano.
''Fino a quando non sentirò la voce di mio marito Giorgio non avrò pace. Solo allora finirà l'incubo'' ha detto questa mattina all'ADNKRONOS Mara Foccoli, pensionata di Lumezzane, comune della provincia di Brescia. Suo marito, Giorgio Foccoli, 58 anni, tecnico capocantiere responsabile della squadra Tecnomontaggi di Brescia, dopo la crisi scoppiata nel paese è uno degli italiani rimasti bloccati a Misurata, terza città della Libia per popolazione dopo Tripoli e Bengasi. In questi giorni è stato Skype il loro canale di contatto con famiglie e aziende.
"Siamo riusciti a rimpatriare negli ultimi giorni oltre 1.100 connazionali. Ce ne sono altri 200-250 che cercheremo di rimpatriare nelle prossime ore" ha detto oggi al Gr1 il portavoce della Farnesina Maurizio Massari, aggiungendo che "l'ambasciata a Tripoli sta operando 24 ore su 24" in accordo con l'unità di crisi e il servizio stampa della Farnesina.
"Non c'è nessun segnale di voler procedere con un intervento militare-umanitario in Libia" ha affermato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, parlando con i giornalisti a Montecitorio. Il ministro si è detto "molto preoccupato" per circa 15 connazionali che si trovano nel sud del Paese "senza viveri e derubati" rispetto ai quali "stiamo predisponendo le modalità di intervento" per portarli in salvo.
Quanto ''alla disdetta unilaterale del Trattato tra Italia e Libia'' così come richiesto da più parti, ''ora non servirebbe a niente, nulla cambierebbe per la sorte di chi è in pericolo e va soccorso. E poi il Trattato non è nemmeno operativo. Chi lo chiede, fa una petizione di principio e basta".