Eccolo l'uomo a cui abbiamo steso ponti d'oro, al quale abbiamo concesso di accamparsi con la sua tenda nei luoghi più sacri della nostra Repubblica; l'uomo al quale il nostro Presidente del Consiglio ha portato in dono 200 ragazze bionde sopra il metro e settanta allo stesso modo con cui gli arabi regalano cammelli; l'uomo con il quale il nostro Presidente del Consiglio ha fatto affari milionari; l'uomo al quale il nostro Presidente del Consiglio ha baciato le mani pubblicamente, come si baciano due mafiosi.
Eccolo mentre per mano dei suoi militari fa trucidare un giovane, insieme a centinaia di altri suoi connazionali che ne hanno abbastanza del tiranno al quale abbiamo regalato miliardi, e che grazie al fondo sovrano libico ha il 2% di Finmeccanica ma, soprattutto, che controlla l'Unicredit con il 7,578% delle quote, contravvenendo alla soglia del 5% massima per ogni azionista. Questo è l'uomo dal quale abbiamo importato il bunga bunga.
E mentre il dittatore si prepara ad uccidere altre centinaia, se non migliaia di manifestanti, probabilmente dal suo rifugio sicuro in Venezuela (come sostiene Al Jazeera), assoldando milizie di origine africana in grado - grazie alla loro totale estraneità nei cofronti dei legami tribali - di reprimere nel sangue gli afflati di libertà della popolazione, il nostro dittatore locale dichiara:
Non voglio disturbarlo, dice insomma Berlusconi. Senno mi sbaglia la mira.
"Non ho sentito Gheddafi. La situazione è in evoluzione, quindi non mi permetto di disturbare”.
Uno dopo l'altro, tutti i migliori amici del piduista di Arcore stanno cadendo, mostrando il loro vero volto a quanti colpevolmente fingevano di ignorarlo o speravano di poterne trarre vantaggio.
Fra tutti i paesi dell'Unione Europea che si affacciano sul Mediterraneo, l'Italia è forse quella più dannatamente vicina ai popoli che stanno pagando con il sangue la loro sete di libertà. Siamo i più vicini, In tutti i sensi.
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